COMMISTIONI: lo zen e l’arte di tessere fili invisibili

By 30 ottobre 2014Arte

Link è una parola che sento spesso, di certo è parola molto utilizzata dalla nostra generazione. Oggi possiamo collegarci con una persona che sta dall’altro capo del mondo, semplicemente cliccando sul mouse. La nostra cultura è costantemente bombardata da messaggi, che cambiano continuamente il nostro modo di vedere e di percepire il mondo.

Ogni giorno abbiamo a disposizione una quantità enorme di informazioni, ogni giorno la nostra cultura subisce influenze, che poi hanno effetti visibili sul nostro modo di agire, sulle nostre scelte.

Cosa c’entra questo con l’arte?

C’entra eccome! L’arte è una forma d’espressione e in quanto tale è realizzata da persone che trasferiscono le loro percezioni nella materia…e quindi si può dire che l’arte sia uno specchio inequivocabile della nostra umanità e della società in cui viviamo. In poche parole l’arte offre un interessante spunto d’osservazione su che accade nella nostra epoca: una sorta di studio antroposociologico (se mi passate il termine). Dopo questa lunga premessa, vorrei analizzare insieme a voi ciò che ho realizzato negli ultimi dieci anni, osservando ciò che si può cogliere dalle immagini delle mie opere. Bisogna dire innanzitutto che di base (poiché sono nato in una terra di conquista: la Sicilia), porto con me un bagaglio genetico multiculturale, sono un po’ greco, un po’ arabo, un po’ normanno, un poco spagnolo, un po’ sudamericano (essendo cresciuto in una famiglia mezza argentina)ecc.

La mia passione per i fumetti ha aggiunto un po’ di sapore a questo mix multiculturale. Ultimamente resto sorpreso quando intravedo in alcune mie sculture tracce di manga giapponesi! Ad arricchire la lista degli ingredienti, trovo connessioni con cose sconosciute, ad esempio: in alcuni miei Golem un mio amico vede opere di un artista tedesco di cui non avevo mai sentito parlare prima che lui me lo nominasse. Oppure, traggo ispirazione da visioni: La scultura “il Nostromo” nasce dall’ascolto di una canzone di David Sylvian (Let the happiness in).

Negli ultimi anni, sono stato sedotto dalla cultura orientale. E’ iniziato tutto col mio viaggio in Toscana, a Certaldo nel 2011, dove ho conosciuto uno scultore giapponese Ko Miyazaki, il paese dove ho vissuto è gemellato con Kanramachi in Giappone, a Palazzo Pretorio, nel borgo medievale di Certaldo, c’è una bellissima casa del tè. i miei primi clienti in bottega sono stati giapponesi. Sono solo coincidenze?

Da allora mi sono avvicinato alla filosofia Zen. Pratico il Tai Chi, ho sperimentato lo Shodō (tecnica di calligrafia), e ho tentato (per non dire osato) di praticarlo sulla ceramica. Rivedo l’oriente nei miei scacchi, nelle appliques e in molto altro.

Mi viene da pensare che in sostanza noi siamo il risultato di pensieri, idee e fascinazioni che abbiamo adottato e fatto nostri. Chi può dire che un pensiero sia solo ed esclusivamente suo?

Siamo tutti interconnessi, facciamo parte di qualcosa molto più grande di noi. Non parlo di internet ovviamente 😉 e neanche del processo di globalizzazione, piuttosto di quell’immenso “marchingegno” che è la Vita che ci tiene legati, tutti, con un filo invisibile.

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