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“La memoria della Terra” mostra bipersonale di Alberto Criscione e Angela Di Blasi per Earth Day 2024 svela un rapporto conflittuale e irrisolto fra uomo e natura. Un evento di particolare interesse, oltre la qualità tecnica delle opere esposte, perché dà concretezza ad un tentativo di dialogo ed esprime quindi un sentimento molto diffuso: la sostanziale differenza fra i due protagonisti.

Alberto Criscione, scultore siciliano che fa della figura umana il centro creativo della propria arte, si lascia ispirare dal dinamismo bacchico del Sileno danzante fortunosamente recuperato da un peschereccio mazarese sui fondali fra Pantelleria e Capo Bon. La posizione quasi scomposta nell’ebbra frenesia del rito viene cristallizzata in un modello nuovo, emblematico dell’uomo che interroga sé stesso, in bilico sul confine fra individualità e dissoluzione nell’ordine cosmico.

 

Angela Di Blasi, invece, completa il dialogo costruendo – con ricami, impronte e tessuti – l’altro protagonista: il mondo naturale. Un insieme armonioso di segni e filati, di cuciture e margini fogliari che accolgono, custodiscono o interagiscono comunque con la fisicità del corpo. La natura, lo spazio inconoscibile perché formato da altri esseri che vivono nel silenzio catturando l’energia solare e diventano il battito, il respiro, dell’intero universo.

 

Gli Autori non cercano una visione escatologica, tutt’altro: spingono verso una compenetrazione, un fecondo scambiarsi di ruoli. “L’essere umano – scrivono gli Artisti – non può esimersi dal lasciare una traccia del proprio passaggio. Lascia la sua impronta su questa Terra attraverso azioni che perdurano, trasformando la materia, plasmandola come fa con l’argilla. La natura risponde, a suo modo, accogliendo come farebbe una madre, con la resilienza che è propria degli organismi vegetali. In questa mostra, l’argilla trasformata in terracotta si fonde con l’impronta delle piante in una sorta di danza cosmica in cui non esiste dicotomia ma solo unione”.

 

L’aspirazione all’equilibrio fra i diversi, il dinamismo ellenistico della scultura che trova il proprio bilanciamento solo in un contrappeso esterno, la bidimensionalità del tessuto che espande il proprio spazio affondando nella memoria e legandosi- di contro – all’evidenza saettante delle membra. All’interno del dialogo vi è l’evidenza concreta della contaminazione: fibre e materiali che – come in un principio di vasi comunicanti – iniziano a scivolare in un unico sistema vitale.

 

“Angela – spiega Alberto Criscione – ha creato dei quadri con la cianotipia – una stampa per contatto, inventata nell’Ottocento – a cui ha aggiunto delle cuciture e con la tecnica dell’ecoprint che permette alle foglie di lasciare un’impronta sulle stoffe. Io invece ho modellato con diversi tipi di argilla a cui ho dato colorazioni naturali, usando metodi di affumicatura o di colorazione a base di ossidi naturali. Abbiamo entrambi lavorato con tecniche alchemiche, in cui lo scorrere del tempo e il mutarsi dei caratteri nella materia sono elementi determinanti”.

 

È una visione che cerca la sintesi, così come avviene in gran parte della cultura contemporanea, mediando fra gli opposti. Il maschile della creazione, il femminile delle relazioni, in un contesto che ha volutamente tralasciato il fine ultimo – escatologico – capace di cancellare i mali del mondo in un tempo che verrà. La scintilla divina che accende la forma perfetta – l’uomo classico – ma capace di contaminarsi e colmarsi del contesto naturale.

 

Alberto Criscione e Angela De Blasi per il Earth Day 2024 propongono così una lettura di possibile convivenza, di ritorno ad una comunione originaria. “L’uomo – conclude lo Scultore – quando entra a contatto con la natura diventa qualcos’altro rispetto a ciò che pensa di essere, perché nel corpo persistono delle tracce di ciò che l’uomo era prima di scindersi con la natura”. I fili di canapa inseriti nella materia, il dissolversi nel cucito, il gioco di rimandi, rappresentano proprio questo: una volontà di ritrovarsi dopo un lungo e catastrofico distacco. Mantenendo sempre, però, una netta distinzione tra cultura e natura, tra mondo biologico e sfera intellettuale.

 

Massimiliano Reggiani

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