(testo di Germana Riccioli)
Il processo creativo di Alberto Criscione trasforma la visione dapprima in disegno e poi in scultura: dalla bidimensionalità del bozzetto l’artista estrae la forma plasmandola, per poi ricercare la sua vera essenza nel colore. La tridimensionalità infine raggiunta dalle sue opere possiede e trasmette un carisma realmente conturbante o per meglio dire, citando il genio della psicoanalisi, esse esercitano un fascino unheimlich, cioè familiare ma allo stesso tempo inquietante, come il ritorno del rimosso, magistralmente teorizzato da Sigmund Freud nel saggio sul Perturbante del 1919.

